Basta coi femminicidi. E basta col "Miss governo" tra le ministre
Di: Anna Maria Romano
mar 26 ago, 2014
Anna Maria Romano

La cronaca di questa estate, che ci racconta delle troppe donne uccise barbaramente, ci dice che l'Italia è un posto in cui esistono ancora uomini che non concepiscono altro mezzo per rapportarsi e socializzare con le donne che non sia la violenza, in tutte le sue forme, nel possesso di donne e figli concepito fino all'estremo violento. Vogliamo denunciare, urlare con tutta la nostra forza il nostro NO a tanta barbarie.
Ma non basta. E non basta neanche la sola cronaca dei fatti, la conta agghiacciante che ci consegna il dato di una vera e propria mattanza. Bisogna guardare in faccia fino in fondo la questione e decidere di rimuoverne le cause profonde. Uno Stato civile non può che voler fare questo. Riconoscere il femminicidio come odioso fenomeno antisociale è un passo necessario per chiamare le cose con il proprio nome e prendere atto della realtà: la donna viene ancora uccisa 'in quanto donna'. E tanta violenza sulle donne non è frutto di raptus, ma dalle relazioni di genere. E l’incapacità di adattare un’ottica di genere si riflette in un’inadeguatezza delle misure di contrasto.
Il femminicidio è prima di tutto un problema sociale che lo Stato non deve esclusivamente considerare una questione solo da reprimere penalmente. Quello di cui abbiamo bisogno, come donne, sono le condizioni necessarie a garantire le Pari Opportunità in ogni ambito della vita di questo Paese. A partire dal combattere pubblicamente, senza remore, ogni abuso del corpo delle donne.
Ci sarebbe servito l'esempio della ribellione delle Ministre, in formazione numericamente paritaria nel Governo in carica, all'uso del loro corpo esposto nelle pagine dei giornali nella classifica di Miss Governo. Si parla della riforma della Scuola Pubblica: vorremmo sentir parlare con chiarezza di educazione alla parità di genere sin dalla scuola materna, della revisione dei libri di testo anche in questa direzione.
Serve piuttosto organizzare formazione mirata per i docenti, gli operatori sanitari e sociali, le forze dell’ordine, i magistrati, i giornalisti. Sono solo esempi di quanto è necessario fare, e anche grida di rabbia. C’è una risposta inadeguata nel non dare alle azioni in questo ambito carattere strutturale e culturale.
Le Donne della CGIL Toscana le idee le hanno forti e chiare: vogliamo essere ascoltate, prima del prossimo pubblico, istituzionale cordoglio.


(Anna Maria Romano è del Coordinamento Donne Cgil Toscana)

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