Tanti pesciolini rossi contro lo squalo-finanza
Di: Anna Maria Romano*
lun 26 gen, 2015
Anna Maria Romano

Io sono una bancaria, non un banchiere.
Come me, le migliaia di lavoratori che partecipano alle nostre affollatissime assemblee, e che sciopereranno il 30 gennaio prossimo, vogliono che il proprio lavoro sia al servizio del Paese, delle persone, dei reali bisogni di chi entra nelle nostre filiali, ci guarda negli occhi e ci chiede un servizio per un lavoro che ha un potente valore aggiunto sociale, che i nostri banchieri hanno dimenticato, abbandonato sull'altare della speculazione dominata dalla finanza.
Nella nostra regione, e non solo, viviamo la difficoltà delle imprese che chiudono anche per la stretta del credito, accentuata dalla crisi di MPS e di Popolare Etruria. E non è la trasformazione in SPA che risolve i problemi di una gestione sbagliata, rischiando la perdita definitiva di un patrimonio legato al valore del territorio. Se oggi la difficoltà di queste banche mina l'economia, la loro acquisizione da parte di banche lontane taglierà senza ritorno il rapporto con il territorio.
Oggi si chiede ai lavoratori, oltre che alle imprese e alle famiglie, di pagare il prezzo delle scelte sbagliate di manager che guadagnano anche 100 volte più di un bancario.
Le soluzioni sono vecchie e miopi: disdettare il CCNL per rendere più debole e precario il lavoro nel settore con la trasformazione dei dipendenti in lavoratori autonomi, pagati per vendere prodotti. Ma la crisi finanziaria non ha insegnato niente a questi signori?
A noi sì, e non vogliamo essere trasformati in venditori di polizze. E non vogliamo trasformare i risparmiatori solo in potenziali acquirenti, aldilà dei loro reali bisogni e possibilità.
#sonobancario: attraverso i semplici messaggi che arrivano su Twitter a questo hashtag si comprende bene quale è il clima tra i bancari in questo momento. E che ci accompagna verso lo sciopero unitario del 30 gennaio.
Una protesta promossa dietro le parole “#sonobancario al servizio del paese”, con quattro grandi manifestazioni: a Milano, Ravenna, Roma e Palermo, a sostegno del diritto del rinnovo al contratto nazionale di lavoro e contro la decisione unilaterale di Abi di dare disdetta e successiva disapplicazione dei contratti collettivi di lavoro dal primo aprile di quest’anno. Noi toscani saremo a Ravenna, sede della banca di Patuelli, Presidente ABI, con più pullman da ogni provincia.
Abbiamo presentato alla delegazione ABI, capitanata da Alessandro Profumo, una proposta concreta e fattibile per un nuovo modello di banca. E da lì vogliamo partire a trattare per il nostro CCNL. Che non dovrà essere una palliativo, così come ABI spinge, una cornice generale e vaga che demanda poi le parti salienti alle contrattazioni aziendali, dividendo il settore e depauperando il valore di una tutela uguale per tutti.
Abbiamo scelto come simbolo della nostra voce un pesciolino rosso. Da solo appare inerme, in balia dello squalo-finanza. Ma quando si unisce a tutti gli altri pesci rossi diventa una forza capace di cambiare il corso delle cose.
La finanza controlla l'economia e le scelte della politica: basti guardare l'andamento della borsa di fronte alle democratiche elezioni in Grecia. La politica impatta sulla vita delle persone e deve recuperare la propria egemonia.
E il nostro pesce rosso rappresenta chiunque di noi voglia ribaltare l'attuale scala di valori e riportare la politica, e quindi le persone, al centro delle scelte del Paese, passando da un nuovo modello di banca.

 

* segretario generale Fisac Cgil Toscana

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