Le Camere di Commercio e un film già visto con le Province
Di: Alice D'Ercole
mer 10 feb, 2016
Alice D\'Ercole

Smantellamento dei servizi pubblici ed esuberi (200 in Toscana): la battaglia del sindacato contro la riforma degli enti camerali

Il 5 febbraio l'assemblea regionale dei lavoratori del sistema camerale della Toscana indetta da CGIL CISL UIL Funzioni Pubbliche, a cui hanno partecipato circa 500 su 700 dipendenti delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, ha aderito allo stato di agitazione proclamato a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali. La bozza di decreto Madia che è circolata di fatto, se confermata nella stesura definitiva, andrebbe verso lo smantellamento del sistema camerale e quindi dei servizi alle imprese e di sostegno all’economia, mettendo in campo provvedimenti che avrebbero come unico risultato quello di produrre maggiori oneri per lo Stato e minori garanzie di imparzialità per tutti gli operatori economici e per la cittadinanza. Solo a titolo esemplificativo: non esisterebbero più servizi pubblici alle imprese quali arbitrato, conciliazione e mediazione, il supporto per l'innovazione e la digitalizzazione, il sostegno all'internazionalizzazione e ai consorzi di garanzia fidi, il deposito di marchi e brevetti, i servizi di statistica, studi economici e formazione.
Questo svuotamento di funzioni appare difficilmente comprensibile alla luce dei livelli di efficienza, qualità e professionalità con cui queste vengono svolte e la loro natura pubblica è garanzia di equità e legalità. Per questo le scelte del Governo dovrebbero andare esattamente nella direzione opposta, cioè quella di migliorare e supportare il sistema camerale, invece di distruggerlo.
Sembra un film già visto con le Province: si smantellano servizi pubblici con un duplice obiettivo. Il primo di far cassa sui lavoratori prevedendo tagli pesantissimi sul personale sia diretto che indiretto, nella misura compresa tra il 15% e il 25% e, considerato che il sistema camerale toscano impiega circa 700 lavoratori, si tratterebbe di circa 200 dipendenti che rischierebbero di andare in esubero nel sistema camerale diretto senza garanzia di ricollocamento, a cui si aggiungono gli oltre 200 lavoratori delle aziende speciali e partecipate che sarebbero lasciati senza garanzie occupazionali di alcun genere. Sono quindi evidenti le pesanti ricadute occupazionali nel territorio toscano. Il secondo obiettivo nemmeno velato è quello di privatizzare servizi pubblici. Infatti se oggi l'intero sistema delle imprese, in particolar modo quelle piccole e medie, possono fruire di servizi svolti gratuitamente o ad un costo molto inferiore a quello di mercato, domani quegli stessi servizi sarebbero reperibili soltanto presso professionisti o associazioni di categoria a prezzi di mercato.
Questi i motivi dello stato di agitazione dell'intero sistema camerale che oggi sta animando le organizzazioni sindacali di categoria e che ci vedrà nelle prossime settimane proseguire con le iniziative di mobilitazione per modificare il contenuti della bozza di Decreto.

(l'autrice è segretaria generale di Fp Cgil Toscana)

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