"Non ci ha dato risposte Il premier ha solo detto quanto è bravo il governo"
Di: Susanna Camusso
mar 11 dic, 2018
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Nel merito il presidente Conte non ha detto molto, a parte illustrarci i loro meriti non ha detto molto. Sul metodo, il premier ha ammesso che c’è stato un ritardo nel dialogo coni sindacati, ma che questo ritardo non era dovuto alla loro volontà, ma alla fase convulsa del governo. In futuro, dice, si rimedierà. Ma a noi servono indicazioni e confronto su questa manovra, non su quella dell’anno prossimo».
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: quindi apprezzate gentilezza e toni, ma in concreto?
«Vogliamo verificare: l’incontro di oggi è stato davvero molto generico. Poi, siccome abbiamo chiesto un confronto attivando tavoli specifici anche con i ministri, prima di applaudire o di criticare vorrei vedere se si comincia a discutere sul serio».
Intanto, però, di questo manovra non si sa il deficit, non si sa che accade alle pensioni o al reddito di cittadinanza.
«Non c’è dubbio. Oggi l’unica risposta che abbiamo avuto è che il governo sta lavorando per proporre al Senato una versione del tutto nuova della legge di Bilancio. È una manovra in divenire. Cosa cambierà concretamente? Non ci hanno dato elementi».
Certo è che per adesso il governo è riuscito a tenere relativamente buoni i sindacati. Altri esecutivi si sono beccati scioperi e proteste, e per i critici stavolta le confederazioni Cgil Cisl Uil sono ‘’non pervenute’’
«Perché siete molto distratti. Abbiamo fatto attivi e assemblee, abbiamo una piattaforma unitaria, faremo il 19 dicembre tre grandi attivi dei delegati per misurare se c’è coerenza tra quanto chiesto, gli impegni che oggi ha preso il governo e i fatti. Abbiamo fatto e stiamo facendo il nostro dovere».
Eppure le vostre posizioni non sono chiarissime viste dall’esterno. Ad esempio, sul reddito di cittadinanza che dice la Cgil?
«Abbiamo detto mille volte che dev’essere una misura di inclusione e non assistenziale. Vogliamo capire il ruolo dei centri dell’impiego, quanto verranno incentivati...»
Dunque, è d’accordo con il presidente di Confindustria Boccia, che chiede di dare alle aziende il ‘reddito’, come sgravi per le assunzioni.
«Non siamo d’accordo. Anzi, stupisce che adesso Confindustria abbia cambiato improvvisamente opinione sul governo, dopo aver ottenuto promesse sugli sgravi. La verità è che parliamo di una norma che non conosciamo. Anche quota 100, che i lavoratori attendono, è un mistero. Per noi comunque resta una misura del tutto parziale rispetto alla necessità di cambiare a fondo la previdenza, pensando ai giovani e alle donne».
E sugli sgravi per chi assume?
«Alcuni sgravi hanno funzionato, altri invece no. Non siamo di principio contrari agli incentivi, ma vogliamo capire le finalità e le funzioni».
La manovra è un punto interrogativo, non si sa che accade nel confronto con l’Europa, e voi del sindacato state alla finestra. Fate riunioni e attivi, ma per il mondo esterno sembrate invisibili.
«Non esiste un comandamento che impone lo sciopero ad ogni manovra. Mi si cita il caso del governo Renzi? Lo sciopero lo facemmo contro il Jobs Act. Ci sono piazze piene che protestano? Noi ci siamo. C’eravamo contro il decreto sicurezza, perché pensiamo che sia una legge liberticida e che favorisce la criminalità organizzata».
Ma sulla manovra, volete che Conte si metta d’accordo con l’Ue oppure che tiri dritto?
«Non ci scandalizza qualche decimale di deficit in più. Dopodiché pensiamo che per cambiare le regole ci vogliono delle alleanze e una trattativa. E i margini eventuali devono andare agli investimenti, per avere effetti espansivi: grandi opere, ma anche infrastrutture sociali».
Quando tirerete le somme, per decidere se agire?
«Pare che ci sarà un emendamento alla manovra al Senato, e un altro dopo la chiusura della trattativa a Bruxelles. I nostri attivi del 19 dicembre saranno il momento giusto per tirare le fila».
Intervista di Roberto Giovannini (La Stampa 11.12.2018)

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