Basta interessi personali Serve un governo
Di: Maurizio Landini (M. Patucchi 'La repubblica' 17/08)
sab 17 ago, 2019
landini

‘’Siamo una democrazia parlamentare, il governo lo votano le Camere non il popolo. Lo dimostra proprio l’attuale esecutivo, formato da forze che erano contrapposte in campagna elettorale. È essenziale che tutto avvenga nella massima trasparenza e nel luogo indicato dalla Costituzione: il Parlamento, appunto. Basta giochi di palazzo, tatticismi, interesse personale, il Paese ha bisogno di sapere chi governa, con quale visione e con quale programma». Maurizio Landini osserva da Gabicce Mare, dove trascorre qualche giorno di vacanza, l’evolversi della crisi politica più pazza del mondo. Ed è come se il leader della Cgil cercasse di recuperare le coordinate per una navigazione al momento nel buio più totale: «Sono abituato a stare sui fondamentali. Vediamo cosa accadrà martedì al Senato e cosa dirà il premier Conte». Nelle ultime ore, però, si è affacciata l’ipotesi di un clamoroso ricompattamento gialloverde...
«Io sto alla lettera del premier al ministro dell’Interno, nella quale si parla senza mezzi termini di slealtà, di strappi istituzionali e di esperienza di governo agli sgoccioli. Se al Senato tutto ciò sarà confermato, starà al Presidente della Repubblica verificare le condizioni per un nuovo governo. In ogni caso ci sono cambiamenti di cui il Paese ha bisogno rapidamente, anche perché i segnali dell`economia mondiale sono allarmanti e va evitato l’esercizio provvisorio. Noi con Cisl e Uil abbiamo messe in fila le priorità: un piano straordinario di investimenti da scomputare dai conti pubblici e attento a Sud e ambiente; una riforma fiscale che combatta l’evasione e tagli le tasse a lavoratori e pensionati prevedendo il contributo di chi ha di più; il rinnovo dei contratti pubblici e
privati; la detassazione degli aumenti contrattuali; assunzioni nella scuola e nella sanità; una vera riforma delle pensioni che guardi ai giovani, alle donne e ai lavoratori più disagiati; una politica industriale concentrata su innovazione, formazione e sicurezza. Ed è su questi punti che occorre aprire un confronto con l’Europa e costruire alleanze per superare l’austerity».

Il leader della Lega guarda ad altre priorità, sicurezza e immigrazione in primis. E chiede "pieni poteri".
«Le parole pesano e quelle di Salvini evocano dittature contro le quali in Italia c`è stata la lotta di liberazione da cui è nata la Costituzione. Bisogna diffidare degli uomini soli al comando, difendendo il sistema democratico, garantendo il diritto al lavoro, l’autonomia della magistratura, la libertà di stampa. Ognuno si faccia carico delle proprie responsabilità: l’intelligenza di tutti va usata per unire il Paese. Stesso discorso sull’immigrazione: di fronte a un fenomeno epocale che continuerà per lungo tempo, le norme di Dublino vanno ripensate, ma non facendo accordi con Ungheria o Polonia. Si torni ad essere umani e ad accogliere i naufraghi. Si torni a ragionare responsabilmente con la Ue, altro che mini-Bot e uscita dall’euro...».

Con Salvini, però, lei e i suoi colleghi di Cisl e Uil vi siete seduti all`irrituale tavolo del Viminale. Un errore, non crede?
«Il sindacato quando è convocato dai governi e dai ministri, va e si confronta forte delle proprie idee. Nello specifico, appena il premier Conte ha chiarito che l’interlocuzione sulle misure economiche si faceva solo a palazzo Chigi, io, quale segretario generale Cgil, non ho partecipato al secondo incontro al Viminale. Il sindacato ha dimostrato che non si fa strumentalizzare. La sua autonomia da politica e imprese non è in discussione».

Solo ora sembrate voler ricucire il dialogo con la parte del mondo del lavoro trascurata in questi anni: giovani, nuove professioni, piattaforme digitali. Non è tardi?
«La precarietà è figlia delle leggi che hanno cancellato diritti e tutele. E non le abbiamo certo fatte noi. Detto questo, comunque, è chiaro che serve un cambiamento del sindacato. Ecco perché non proponiamo un ritorno agli anni `70, ma un nuovo Statuto che garantisca a tutte le persone gli stessi diritti e tutele. Insomma, un nostro ritardo c`è stato, ma ci sono anche tutte le condizioni per migliorare, a cominciare dal costruire l’unità del mondo del lavoro e con Cisl e Uil. In questo senso serve un ascolto delle istanze che arrivano dalle nuove generazioni, da chi scende in piazza a Mosca o a Hong Kong, da Greta, dagli ambientalisti».

Anche la sinistra ha perso empatia con il mondo del lavoro. Il "populismo della fabbrica" ha portato tantissimi operai a votare per Lega e M5S. Concorda?
«E da tempi non sospetti che denuncio la rottura tra mondo del lavoro e rappresentanza politica. Ormai oggi vota solo metà Paese. Come sindacato stiamo facendo il nostro dovere, ma tocca anche alla politica: ricordo che ne11970 lo Statuto dei lavoratori lo votò l’intero arco costituzionale».

Luigi Di Maio rivendica il Decreto dignità, il Reddito di cittadinanza e l`impegno nei tavoli sulle crisi industriali. Cosa risponde da sindacalista?
«A dirla tutta, nella loro campagna elettorale c’era anche la reintroduzione dell’articolo 18. Non contestiamo il Reddito di cittadinanza, ma come è stato ideato e sul salario minimo proponiamo
che il trattamento economico complessivo dei contratti diventi un diritto e una tutela per tutti. Inoltre, serve una riforma degli ammortizzatori sociali e il rinnovo di tutti i contratti, allargandone erga omnes i contenuti recependo gli accordi interconfederali. Vogliamo che un nuovo governo riparta da qui, magari ricostruendo unrapporto coni corpi intermedi: provvedimenti varati senza coinvolgere chi rappresenta lavoratori e imprese, determinano solo un aumento del conflitto sociale».

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