Un "filo verde" per rilanciare la costa. Parola d'ordine, sviluppo sostenibile
Di: Dalida Angelini
mar 04 feb, 2020
Dalidaa Angelini

Un “filo verde” da Carrara a Grosseto per rilanciare l’economia della costa toscana. Parola d’ordine: sviluppo sostenibile. Con lo scopo di aumentare l’occupazione, di diffondere un lavoro di qualità e di fare una vera lotta alle diseguaglianze. In modo che la costa toscana inizi a “rimettersi in pari” con l’economia del resto della regione, che va a una velocità nettamente maggiore, soprattutto dopo dieci anni di crisi economica che non ha risparmiato quasi nessuno.
Uno sviluppo sostenibile nella gestione delle cave di marmo tra Massa, Carrara e Lucca, armonizzando i bisogni del lavoro e quelli dell’ambiente; uno sviluppo sostenibile al cospetto delle necessità di riconversione ecologica delle aziende pisane (a partire dalla Vitesco ex Continental, che investirà sulle nuove tecnologie per l'automotive elettrico, con un progetto di trasformazione e riconversione da qui al 2028); uno sviluppo sostenibile nell’esigenza di dare gambe agli accordi tra sindacati, istituzioni e imprenditori per il rilancio di aree di crisi industriale complessa come Livorno e Piombino; uno sviluppo sostenibile verso un manifatturiero a basso impatto ambientale che si coniughi, nel grossetano, con le altre attività produttive del territorio e che trasformi le eccellenze agricole che vengono prodotte.
D’altra parte la costa toscana non è un sistema economico unico. Ci sono significative differenze al suo interno, come l'Irpet ricorda. Esistono almeno due coste - quella dal nord al centro fino a Piombino, dove alle attività industriali si alternano attività portuali (ma anche turistiche), e quella a sud, dove prevale la vocazione al turismo e quella agricola - con nel mezzo l'area metropolitana di Livorno e Pisa trainata dal terziario avanzato.
Sono sfilate tante ombre sulla costa toscana in questi anni complicati: i tantissimi, troppi posti di lavoro persi, le crisi industriali di varie dimensioni, il boom del lavoro povero nel turismo ma non solo nel turismo, lo sfilacciamento del tessuto sociale che una crisi perdurante inevitabilmente porta. La Regione e il sindacato hanno provato a mettere delle toppe e a rilanciare, a difendere e attaccare: gli ammortizzatori sociali, gli accordi di programma, le bonifiche, l’individuazione di aree di crisi complessa, la gestione delle crisi delle aziende, i tentativi di riconversione. Senza dimenticare ovviamente il Patto per lo Sviluppo della Toscana, sottoscritto tra Regione, sindacati, rappresentanze imprenditoriali e tanti altri soggetti: ecco, qui è davvero il momento di passare dalle parole ai fatti a partire dalle infrastrutture (dai porti alla Tirrenica), basi fondamentali su cui costruire una ripartenza dell’economia. Una seria politica infrastrutturale attiva anche nuovi processi sociali e culturali, nuove interazioni tra comunità, nuove opportunità di coesione tra città e sistemi urbani, nuove capacità di coniugare identità e appartenenza con dinamismo e innovazione. La sfida è provare a fare, partendo dalle nostre ricchezze, cultura, impresa e lavoro sostenibili.
Tra qualche mese in Toscana si vota per le elezioni regionali: sfidiamo tutti i candidati a confrontarsi apertamente su queste proposte e su questi impegni, per la costa e ovviamente per il resto della regione, e a spiegare chiaramente come pensano di migliorare gli indicatori economici, sociali e civili della Toscana.
Dalida Angelini, segretaria generale Cgil Toscana *

*Intervento pubblicato nella pagina delle 'Opinioni' di toscana24.ilsole24ore.com

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