MIGLIORARE IL LAVORO MIGLIORARE LA TOSCANA
Di: Odg Comitato Direttivo Regionale
lun 28 dic, 2009
Il XVI Congresso si svolge con modalità diverse da quelle che il gruppo dirigente della Toscana, ognuno con modalità proprie, aveva complessivamente sollecitato e auspicato.
Preso atto di ciò dobbiamo fare in modo che il congresso rappresenti una grande occasione di partecipazione e di confronto democratico e di idee per le iscritte e gli iscritti alla CGIL, senza con ciò venire meno all’impegno quotidiano della nostra azione sindacale particolarmente oneroso in questa fase di crisi. Fermo restando il valore del regolamento questo documento afferma la nostra volontà  politica di favorire in modo capillare la più alta partecipazione e garantire libertà di espressione a tutte le persone a partire da quelle diversamente abili sarà quindi su questi obiettivi che si misurerà la capacità della CGIL di svolgere un dibattito che metta al centro la nostra sfida alla crisi e le nostre proposte per la tutela delle persone che rappresentiamo.
I documenti contrapposti non debbono quindi rappresentare un limite alla nostra responsabilità di analisi e di elaborazione anche per ciò che concerne la nostra regione.
Non vi è dubbio infatti che la crisi globale ha colpito la Toscana penalizzando le sue capacità occupazionali e produttive.
La colpevole assenza di politiche governative nazionali insieme alle criticità peculiari e persistenti del nostro apparato economico, rischiano così di dilatare i tempi della ripresa e con ciò di mettere a rischio il modello di coesione sociale toscano.
Il Comitato Direttivo intende per questo istituire, così come previsto da regolamento, un gruppo di lavoro che elabori una proposta da consegnare al congresso regionale quale base per l’elaborazione del documento politico della CGIL Toscana.
Fermo restando che sarà compito della commissione politica valutare la proposta, questa sarà ancorata agli obiettivi sui quali questo gruppo dirigente è stato finora unitariamente impegnato e che possono essere così sinteticamente descritti:
1)      l’iniziativa  contro la crisi va sviluppata attraverso il contrasto ai licenziamenti favorendo l’estensione e la qualificazione degli ammortizzatori sociali.
 
Fatto ciò tutti sappiamo che non possiamo lasciare al solo terreno difensivo l’iniziativa contro una crisi di queste dimensioni.
Per questo la CGIL conferma la propria volontà di elaborare, con il concorso più ampio di tutte le sue strutture e dei suoi iscritti ma anche attraverso il contributo e la collaborazione delle forze della cultura e degli intellettuali che si rendono disponibili, un proprio autonomo progetto per un miglior sviluppo della Toscana.
Si tratta di prendere atto della fine di un ciclo condizionato politicamente ed economicamente dal ruolo pervasivo della rendita a discapito della valorizzazione del lavoro sapendo che quel modello è entrato in profondità nella società toscana.
Quel modello e il blocco sociale che lo esprime non sono in grado di garantire qualità della vita, opportunità e solidarietà sui quali la nostra regione è permeata. Nonostante ciò il superamento di questo quadro non avverrà automaticamente. La scelta di fondo è avanzare una sfida di miglioramento della società toscana che si fondi su politiche attrattive che arrestino e invertano il ciclo di deindustrializzazione degli ultimi anni. Questo obiettivo lo si può cogliere sia attraverso la valorizzazione e la promozione delle eccellenze e delle competenze già disponibili, sia cogliendo le opportunità che si profilano sul campo delle produzioni socialmente e ambientalmente sostenibili. Sapendo che la Toscana ha tutte le potenzialità per svolgere un grande ruolo nell’ambito della green economy.
Ciò va realizzato senza negare il vantaggio di una diversificazione delle opportunità economiche attraverso una sterile contrapposizione fra industria e terziario, quanto piuttosto coinvolgendo il lavoro e in primo luogo il lavoro pubblico in un ruolo positivo e propositivo centrato sulla qualificazione del nostro sistema dei servizi a partire dalla riorganizzazione del sistema dei servizi pubblici locali che segna in Toscana un forte ritardo.
Nel miglioramento delle reti di infrastrutture materiale e immateriali, nella definizione di migliori rapporti fra le reti dei saperi e della conoscenza e della produzione. Contestando assetti e pratiche corporative consolidate e rilanciando il ruolo del pubblico come presidio di legalità e come fattore competitivo per l’intero sistema economico e sociale.
 
2)      Una sfida di questo tipo non la si vince senza un pieno coinvolgimento della forza emancipatrice del mondo del lavoro. Questa forza oggi non trova più politiche concertative attraverso le quali esprimersi. L’iniziativa del Governo su questo terreno ha inibito questo metodo e tale inibizione ha conseguenze anche a livello territoriale.
 
L’irrigidimento dei vincoli dei bilanci dei comuni associati al cedimento culturale di una parte di amministratori al modello governativo hanno finito per contagiare anche parte della nostra Regione.
Il rapporto e le intese con ANCI Toscana ci dicono che questo pensiero non è prevalente ma altrettanto dobbiamo sapere che è in campo e che dove questo si afferma ci allontana dai modelli di governance europea riduce spazi di partecipazione e per questo va contrastato attraverso la contrattazione.
Migliorare, qualificare, estendere la contrattazione oggi rappresenta il principale strumento sindacale per migliorare il lavoro e la Toscana.
Una stagione di contrattazione territoriale e sociale deve fare i conti con le nostre pratiche ma anche con le nostre debolezze e deve affrontare alcuni importanti cambiamenti nei contenuti e nei metodi.
Dobbiamo infatti allargare il campo delle persone coinvolte dalla contrattazione, a partire da coloro che oggi pagano il prezzo più alto a questo modello economico. I giovani, le donne, i lavoratori precari, i migranti. Gli anziani a più basso reddito, i non    autosufficienti e tutti coloro che in ragione della loro diversa abilità sono esclusi da una piena cittadinanza a partire dal lavoro. Nuove proposte per un nuovo welfare rivolto a nuovi attori, chiedono una più estesa partecipazione delle categorie e una più capillare validazione democratica della pratica contrattuale.
 
3)      Una pratica contrattuale che rifiuti l’angusto ambito campanilista. I territori della Toscana se ripiegati nei loro confini rischiano di rappresentare un freno al miglioramento della nostra regione. E il modello decisionista che si va profilando nei comuni rischia di rinchiudere nel localismo i territori gettando nella paralisi tutte le scelte di sistema. Noi al contrario sosteniamo la necessità di governance collaborative, capaci di generare comunque processi decisionali, per questo nel riconfermare la scelta delle aree vaste, auspichiamo e intendiamo favorire attraverso la contrattazione processi decisionali nei quali i territori concorrano a delineare il ruolo del sistema toscano nel sistema paese.
4)      Sappiamo che un progetto così ambizioso ha bisogno di tante energie. Non vi è però alternativa ad un progetto ambizioso. Ce lo impongono le ragioni di chi non vede nei cambiamenti in atto i segni del miglioramento della propria condizione di vita e di lavoro già difficili.
Questa consapevolezza chiama in causa la nostra adeguatezza. La crisi cambierà tutti, anche noi. Noi vogliamo essere protagonisti di questo processo; il segno che vogliamo dare è quello di una organizzazione che persegue un modello organizzativo fondato su trasparenza e sobrietà, vicino alle persone, ai luoghi e alle istanze che rappresentiamo.
Per affrontare in modo efficace la sfida che lanciamo alla Toscana ed a noi stessi. Per fare ciò valgono le proposte e le scelte fatte alla Conferenza di Organizzazione e che riconfermiamo fino in fondo. Una sfida da perseguire insieme confermando il valore e la natura della confederalità e rinnovandone la pratica.
5)      Un’organizzazione che cambia e che si rinnova deve favorire anche l’ingresso di nuove leve. Un rinnovamento reale fondato e realizzato nel rispetto dei pluralismi e valorizzando in quell’ambito esperienze e competenze.  Binomio inscindibile per una organizzazione all’altezza dei tempi e delle responsabilità che abbiamo di fronte.
Queste nostre riflessioni non vogliono essere né sostitutive né tantomeno alternative alle tesi nazionali, sono piuttosto un contributo complementare a quella discussione, un patrimonio condiviso e unitario che il Direttivo vuole valorizzare e non disperdere nel percorso congressuale.
Approvato all’unanimità

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