LAVORATORI E PENSIONATI MENO PAGATI PIU' TASSATI 12 MARZO SCIOPERO GENERALE CON MANIFESTAZIONI PROVINCIALI
Di: Alessio Gramolati
lun 08 feb, 2010

A volte la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro; a volte…
Le ultime stime dell’agenzia delle Entrate su quanto dichiarato dai 41,7 milioni di contribuenti italiani, ci dicono che solo 3 su mille hanno guadagnato oltre 150.000€ l’anno.
Questa rara concentrazione di contribuenti ricchi è fatta prevalentemente di lavoratori dipendenti e pensionati (129.278 persone) e da una minoranza di lavoratori autonomi e altri (20.045 persone).
Non c’è solo questo. Tutta la partita fiscale italiana si rivela paradossale. I lavoratori dipendenti e pensionati dichiarano mediamente di più degli autonomi (21.600 € lordo per anno i dipendenti; 17.070 € i pensionati, 17.977 gli autonomi). Senza parlare poi della ripartizione del gettito IRPEF fra le varie categorie di contribuenti. Non vi è dubbio che sul versante del prelievo fiscale la nostra Repubblica appare saldamente fondata sul lavoro.
La cruda realtà dei numeri indica più di ogni altra considerazione il peso e la iniquità del fisco in Italia. La sua anomalia non sta solo nell’incongruenza e nell’ingiustizia di questo quadro francamente incredibile; ma anche nella perversione di alcune sue peculiari ricadute. E’ infatti noto che molte delle persone che evadono il fisco sono poi avvantaggiate nell’accesso allo stato sociale, perché fingendosi poveri pagano meno i servizi (asili, mense, tickets, ecc.). Vi è poi il fatto che questa situazione ha progressivamente aggravato il prelievo sui contribuenti onesti, in primo luogo salariati e pensionati. Basti pensare a come da anni la mancata restituzione del fiscal drag ha rappresentato lo strumento più evidente per la riduzione del potere d’acquisto dei queste persone.
Un prelievo forzoso e incrementale che ha concorso a portare con altre scelte i nostri salari ai livelli più bassi d’Europa. Secondo Eurispes siamo infatti diventati nel 2010 il fanalino di coda per salari ed ai primi posti per le tasse sul lavoro tra i 30 Paesi OCSE analizzati. I meno pagati e i più tassati!
Questa condizione oltre ad essere palesemente ingiusta nuoce al Paese, alla sua possibilità di contare su una diffusa domanda interna per la ripresa. Mina la coesione, mina la fiducia nello Stato.
Una classe di governo dovrebbe prendere provvedimenti. Il Presidente del Consiglio, sollecitato da più parti, ha detto che ci pensa, ma che ha le mani legate dalla crisi.
Singolare e straordinaria affermazione per l’unico capo di stato occidentale che proprio rispetto alla crisi ne aveva annunciato il superamento mesi orsono dopo averla a lungo negata e soprattutto non contrastata.
Il lavoro è stato lasciato solo, senza una riforma degli ammortizzatori sociali, senza politiche industriali, senza investimenti su ricerca e conoscenza.
Questo stato di cose è funzionale ad un blocco economico e sociale che alimenta le proprie fortune da questa situazione. Non a caso mentre si mandano a mare con i respingimenti poveri cristi disperati, si fanno ponti d’oro per far rientrare capitali esportati illegalmente. Di nuovo forti con i deboli e deboli con i forti.
E’ tempo che i deboli uniscano le forze. La CGIL è convinta di doverlo fare, con proposte e obiettivi concreti e il 12 marzo chiama tutti a dare segno di questa convinzione con lo Sciopero Generale. Per una Repubblica davvero fondata sul lavoro. Sempre: e non solo quando c’è da pagare!
 

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