ACCORDO SEPARATO: IL NO DI PISTOIA

Non si ferma la protesta della Cgil contro l’accordo quadro di riforma del modello contrattuale firmato dal governo e da Cisl e Uil. L’accordo, che ha provocato una divisione fra i tre maggiori sindacati nazionali, è stato sottoposto dalla Cgil al giudizio dei dipendenti pubblici e privati coinvolti dalla riforma. In tutta la provincia, il sindacato ha organizzato negli ultimi mesi quasi 400 assemblee e nei giorni scorsi 17.556 persone hanno partecipato al referendum, firmando con nome e cognome il proprio voto: 16.701, ovvero il 96,14%, hanno votato contro la riforma; 671 sono stati, invece, i favorevoli; 184 le schede annullate. Sono stati coinvolti tutti i settori: dalla scuola al vivaismo, dall’edilizia ai trasporti, dal tessile ai pensionati. In particolare 4753 sono stati i votanti nella pubblica amministrazione, 1418 nel settore metalmeccanico, 1681 nel terziario e nel commercio. Alla Asl, ha votato il 54,17% degli aventi diritto, in Comune il 61,27%, in Provincia il 76,20% e alla Breda il 68,42%. «Ovunque si è superato il 51% - spiega il segretario provinciale della Cgil, Daniele Quiriconi - In media ha votato circa l’80% degli aventi diritto, esprimendo voto contrario il 90% dei casi. Si è dimostrata, così, la volontà dei lavoratori di esprimersi su una questione così importante come la riforma del modello contrattuale. Si tratta di un provvedimento di gravità inaudita, contro il quale ci stiamo opponendo non isolatamente, ma con il dichiarato appoggio delle migliaia di persone che hanno voluto votare in questo referendum. Va tenuto conto anche che molte aziende erano per metà vuote o ferme. Circa 2000 sono i lavoratori della Provincia in cassa integrazione». I punti maggiormente criticati dalla Cgil riguardano soprattutto l’introduzione dell’indice Ipca (Indice dei prezzi al consumo), scelto per valutare l’aumento dei costi e quindi degli stipendi, ma che esclude il rincaro dei beni energetici importati. «Con questo accordo - accusa Quiriconi - non si interviene, come invece è necessario fare, in sostegno del reddito. Anzi, si calcola che, escludendo i costi dei beni energetici importati, si perdano circa 30 euro al mese in busta paga. Non si investe, inoltre, nella contrattazione di secondo livello, come era stato indicato dalla piattaforma unitaria precedente all’accordo, e si limita il diritto allo sciopero». Secondo la Cgil, con l’accordo si apre inoltre la possibilità di derogare a livello aziendale la contrattazione di diritti - normativa e salario - fino ad ora garantiti in sede nazionale. Per il 4 di Aprile è stata organizzata dalla Cgil una manifestazione nazionale di protesta, a cui, dicono i rappresentanti del sindacato, hanno già aderito circa 1500 persone in tutta la provincia di Pistoia. «Possiamo fare ancora molto, nonostante la già avvenuta firma separata dell’accordo - ha concluso Quiriconi - Si tratta di un accordo quadro che dovrà essere discusso e recepito nella contrattazione dei comparti di categoria. Quando Confindustria si accorgerà che il 100% dei lavoratori è contrario, dovrà venire a discutere con noi».

Francesca Garra DA IL TIRRENO

Notizia del: mar 31 mar, 2009

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