Manovra. Lavoratori part time, sparisce l'emendamento a tutela delle pensioni

Filcams Cgil: nella legge di bilancio non c'è più il provvedimento che prevedeva il riconoscimento dei periodi di sospensione ai fini dell’anzianità contributiva per gli addetti a tempo parziale verticale ciclico. Una "decisione inaccettabile"
"Tra le promesse e gli impegni non mantenuti dalla legge Finanziaria – dichiara Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Cgil - ce ne è una che è ancora più inaccettabile perché penalizza prevalentemente le donne, il lavoro più fragile per ore lavorate e condizioni di reddito. Il governo e la maggioranza, dopo averlo presentato, hanno bocciato l’emendamento che prevedeva il riconoscimento dei periodi di sospensione ai fini dell’anzianità contributiva per le lavoratrici ed i lavoratori con contratto a part time verticale ciclico".
"Questa richiesta della Filcams e della Cgil, unitamente alle altre organizzazioni sindacali - spiega Gabrielli -, va avanti da svariati anni, da quando la Direttiva europea n.97/81/CE e successivamente, nel 2010, una sentenza della Corte di giustizia europea ha riconosciuto e disposto la non discriminazione contributiva per i lavoratori a tempo parziale ciclico. Da allora i governi che si sono succeduti e i vari presidenti dell’Inps, non hanno fatto nulla di concreto per recepire questa sentenza, nonostante le richieste delle organizzazioni sindacali e i vari incontri nei quali abbiamo denunciato la condizione paradossale di queste lavoratrici e lavoratori che devono lavorare almeno 50 anni per maturarne 40 di anzianità contributiva per l’accesso alla pensione".
La segretaria generale della Filcams ricorda che "il mancato adeguamento delle normative italiane alla direttiva europea costringe le lavoratrici e lavoratori con part time verticale ciclico a promuovere, con l’assistenza legale della Cgil, le cause contro l’Inps che vedono l’istituto soccombere sistematicamente con evidente dispendio di denaro pubblico anche per sostenere le spese di giudizio. Anche per queste ragioni, sia il ministero del Lavoro, nonché la presidenza dell’Inps, avevano espresso a Cgil, Cisl e Uil la volontà di sanare la situazione, inserendo una norma in legge di Bilancio che riconoscesse questo giusto diritto. Inspiegabilmente invece l’emendamento è stato bocciato e non sembra ci siano spazi di recupero".
Per la Filcams è una "decisione inaccettabile". Prosegue Gabrielli: "Siamo in presenza di lavoratrici e lavoratori che, spesso, non hanno scelto ma subito un contratto a part time verticale ciclico, che li costringe a periodi di sospensione dal salario e dai diritti, un lavoro precario anche se a tempo indeterminato, poco retribuito perché in molti casi a poche ore settimanali, condizioni alle quali si aggiunge l’ingiustizia di una pensione 'inarrivabile'. Per questo – conclude la segretaria - continuiamo a chiedere al governo, alle forze politiche che lo sostengono e al Presidente dell’Inps di mantenere gli impegni presi e di consegnare le dovute soluzioni. È certo che intensificheremo le vertenze legali per far riconoscere un diritto che l’Europa, la Corte di giustizia europea e molti tribunali italiani hanno sancito e su cui l’Italia è inadempiente". da rassegna.it

Notizia del: ven 20 dic, 2019

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