Acciaio: Piombino vertenza aperta. I 250 esuberi senza forno elettrico salirebbero a oltre 700

Sono almeno 250 gli esuberi in Jsw Steel Italy. E se non verrà realizzato il forno elettrico potrebbero salire a oltre 700. Uno scenario difficile, quello emerso dalla relazione del Commissario governativo Pietro Nardi incaricato di sorvegliare la messa in pratica del piano industriale per il rilancio delle Acciaierie di Piombino (ex Lucchini) cedute al gruppo indiano di Sajjan Jindal. Nardi, nella sua relazione periodica, fa presente che alcune parti del `business plan` (il piano di sviluppo), non sono ancora note. In ballo per il futuro, oltre alla riqualificazione delle linee di laminazione già esistenti, si parla di un forno elettrico e di ulteriori investimenti. Uno scenario, quello delineato da Nardi, in gran parte già noto ai sindacati, in quanto dopo lo spegnimento dell’altoforno e la fermata dell’area a caldo, nella fabbrica sono rimaste attive solo le linee di laminazione per rotaie, barre e vergella, impianti non in grado di assorbire da soli tutto il personale delle ex Acciaierie. Infatti ora dei circa 1800 dipendenti sono attivi 700, gli altri beneficiano di ammortizzatori sociali in attesa di una ripresa della produzione di acciaio con il forno elettrico. A metà gennaio è prevista la convocazione al ministero dello sviluppo economico. Si dovranno sciogliere nodi importanti, fondamentali per il futuro dello stabilimento siderurgico piombinese, come quello del costo dell’energia. Decisione che potrebbe incidere sulla decisione di realizzare il forno elettrico da parte di Jindal. I sindacati hanno richiesto la convocazione urgente al Ministero e hanno denunciato ancora una volta ritardi e mancati investimenti. Anche la Regione Toscana ha richiesto un nuovo incontro al Ministero per il 15 gennaio sull’accordo di programma. In fabbrica a Piombino non si è visto nessun revamping sui treni di laminazione, nessuna bonifica, così come gli smantellamenti, delle strutture non più funzionali, non sono decollati. Demolizioni che dovevano essere concluse entro il 31 dicembre 2019, come da Accordo di programma e business plan. A questo quadro difficile ci aggiungiamo che a fine gennaio scadono i 18 mesi che Jindal si era preso, per decidere se fare o meno i forni elettrici e che da questo mese i cassintegrati riscuotono intorno a 80 euro netti al mese in meno, senza dimenticare la tragedia dell’indotto. Fim, Fiom e Uilm e anche l`Ugl continuano a ribadire che la vertenza Piombino non è conclusa e questo silenzio del governo su questa vicende deve terminare.
Malia Papi La Nazione/Piombino [rassegna stampa Cgil Toscana]

Notizia del: mar 31 dic, 2019

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