Caponnori (Lucca): Chiude il calzaturificio Petrini, 18 operai restano senza lavoro

Aperta la procedura concordataria per la storica azienda di Segromigno Galeotti (Cgil): «Abbiamo fatto il massimo per tutelare i dipendenti»

Il calzaturificio Petrini ha cessato l’attività e per 18 dipendenti il 2019 si è concluso con la perdita del posto di lavoro dopo i foschi presagi dello scorso ottobre. Per la storica azienda di Segromigno si è aperta una procedura concordataria, mentre per i lavoratori come da prassi è iniziata la procedura di licenziamento collettiva. La conferma da Franco Galeotti, segretario generale Filctem Cgil Lucca. «La scorsa settimana si è chiusa la prima fase di una trattativa complessa dopo un confronto sulla procedura di mobilità del calzaturificio conclusa con un accordo sindacale che riconosce ai lavoratori spettanze fin troppe vecchie, relative a mensilità arretrate, che avrebbero rischiato di perdere anche in caso di fallimento e che neppure l’Inps avrebbe riconosciuto». . Alla fine è stata raggiunta un’intesa dopo un confronto teso per capire quale sarebbe stato il futuro dello stabilimento. «Da una parte c’è stata una rinnovata disponibilità da parte dell’azienda – sottolinea Galeotti – e dall’altra i lavoratori hanno avuto la forza di mantenere nervi saldi in un momento in cui hanno perso il posto lavoro. L'accordo, dopo una trattativa che è stata complicata e dispendiosa con momenti di tensione dovuti ai mesi di inattività, prevede di attribuire ai lavoratori periodi di cassa integrazione non riconosciuti, il saldo della parte debitoria relativo al 2018 e l’insolvenza degli ultimi mesi. Alla fine, pur di fronte alla perdita di posti di lavoro, è stato fatto il massimo. Adesso si apre la fase vertenziale con una procedura concordataria dove chiederemo i crediti vantati ancora dai lavoratori».

La chiusura del calzaturificio Petrini riflette la crisi attraversata dal settore della calzatura nella provincia di Lucca. È la seconda attività del settore a chiudere i battenti in poco tempo: il primo era stato il calzaturificio Lenci al Turchetto (50 dipendenti a casa), che aveva cessato le attività nel dicembre del 2018. Anche i dati elaborati da Assocalzaturifici hanno segnato, almeno nei primi sei mesi del 2019, un calo delle esportazioni di calzature del comparto scese del 16,4% su base annua. Certo, la situazione non è negativa per tutto il distretto che vanta eccellenze conosciute in tutto il mondo e sta provando a rilanciarsi puntando su qualità e innovazione. Tra le novità, dall’ottobre scorso, l’acquisizione del calzaturificio Claudia, sempre di Segromigno in Monte da parte del colosso Gmi. La maggioranza dell’azienda, produttore contoterzi di sneaker e scarpe da donna per grandi marchi del lusso, è passata dalla famiglia Chelini al private equity Consilium Sgr che ha dato vita a un polo di eccellenza nella produzione di scarpe made in Italy. —

Notizia del: ven 03 gen, 2020

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