Bankitalia, crescita moderata, nel 2020 Pil a +0,5% e nel 2021 a +0,9%

L'economia italiana tornerà a una "crescita moderata" nel triennio 2020-2022. Lo sostiene la Banca d'Italia nel bollettino economico, secondo cui ci sarà un aumento del Pil dello 0,5% quest'anno, dello 0,9% nel 2021 e dell'1,1% nel 2022. Per l'anno scorso invece la crescita è stimata a +0,2%.
Nel 2020-22 l'attività sarà sostenuta "sia dalla graduale ripresa degli scambi internazionali sia dalla moderata espansione della domanda interna".
Gli investimenti, pur risentendo di una persistente incertezza, trarranno impulso "dal progressivo recupero delle prospettive di domanda globale e da condizioni di finanziamento espansive". La discesa degli spread sovrani osservata dall'inizio di giugno contribuirà "a innalzare l'accumulazione di capitale di circa 3,5 punti percentuali nel complesso del triennio 2020-22".
L'inflazione aumenterà in modo graduale, "dallo 0,7% nell'anno in corso all'1,3% nel 2022, per effetto soprattutto di una ripresa delle retribuzioni e dei margini di profitto che beneficerebbero della migliore fase ciclica".
Le previsioni, sottolinea Via Nazionale, "presuppongono una crescita del commercio mondiale modesta, seppure in graduale ripresa; condizioni monetarie accomodanti, coerenti con l'orientamento confermato dal consiglio direttivo della Bce; andamenti ordinati sui mercati finanziari italiani, che si traducono in un costo contenuto del credito per le imprese".
Rispetto al quadro del bollettino economico di luglio, "la crescita prefigurata è inferiore per l'anno in corso, pressochè in linea per il 2021. Gli effetti della più accentuata debolezza dell'economia globale sono in larga parte compensati da quelli del maggiore stimolo monetario e dei minori premi al rischio sul debito sovrano italiano".
"La crescita - aggiunge Palazzo Koch - è ancora esposta a rischi rilevanti, connessi con l'incertezza geopolitica in aumento, con i conflitti commerciali solo in parte rientrati e con il debole andamento dell'attività economica nei nostri maggiori partner europei. Potrebbe inoltre risultare inferiore a quanto prefigurato qualora fosse ritardata la realizzazione dei cospicui investimenti pubblici programmati, inclusi nel quadro previsivo, o se si riaccendessero tensioni sui mercati finanziari".

Notizia del: dom 19 gen, 2020

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