Toscana: allarme Caritas, "Esplose nuove povertà". Beneforti (Cgil), ''nessuno sia lasciato indietro''

"Un'esplosione di nuove poverta', migliaia di persone che non si erano mai affacciate da noi a chiedere aiuto hanno iniziato a farlo nei giorni del lockdown. Sono una categoria nuova di persone, che finora riuscivano a vivere normalmente, tanti italiani, che si sono trovati a perdere il lavoro, spesso anche tutti i lavoratori di un nucleo familiare". Cosi' don Fabio Marella, vicedirettore della Caritas diocesana di Firenze, commentando i dati provenienti dalla Toscana: sono piu' di tre mila, per la precisione 3.042, i "nuovi poveri" che si sono rivolti alle Caritas diocesane della regione dal 10 marzo al 22 aprile scorso, praticamente dal giorno subito successivo al primo lockdown deciso dal Governo. L'incremento delle nuove poverta', secondo l'organismo pastorale, e' stato pari al 91% in queste settimane.

Le informazioni provenienti dalle diocesi testimoniano come il colpo piu' duro sia stato inferto al lavoro dipendente, piccolissime aziende e partite Iva. Particolare preoccupazione, fanno sapere dalla Caritas, arriva "dalla situazione di chi, prima dell'emergenza, lavorava nell'economia sommersa e ora si trova del tutto sprovvisto di tutele, un fenomeno cresciuto in almeno sette diocesi della Toscana, mentre in altre cinque le difficolta' riguardano anche l'area del lavoro precario e stagionale".

Le fasce piu' deboli hanno pagato un prezzo altissimo e sono aumentate le richieste d'aiuto di senza dimora, di persone che si prostituiscono, dei richiedenti asilo, cosi' come si e' registrato l'ulteriore impoverimento dei migranti, particolarmente numerosi proprio fra le categorie piu' colpite e meno tutelate, come irregolari e stagionali, ma anche badanti e ambulanti. Il lockdown e l'azzeramento del turismo hanno prodotto effetti pesanti sul capoluogo toscano. "Le richieste di buoni spesa che ci sono arrivate - spiega l'assessore al sociale del Comune di Firenze, Andrea Vannucci - sono state 9mila nel solo comune, di queste solo 800 casi erano seguiti in precedenza dai servizi sociali". Nuove richieste arrivate per il 40% da cassintegrati, il 20% circa da lavoratori 'intermittenti', con contratti a chiamata. Tantissimi i mancati rinnovi proprio da attivita' legate al turismo, come bar, ristoranti, hotel. E dall'edilizia, che ora e' ripartita.

"Le richieste di buoni spesa - ha detto Vannucci - riguardano 9mila famiglie, valutabili nel 7% circa dei residenti a Firenze, cosi' come sono piu' che raddoppiate le richieste di contributo affitti: 3.500 quelle arrivate per il contributo straordinario di questi mesi, contro le neppure 1.200 dello scorso anno". "Nella nostra citta' - ha proseguito l'assessore - tante famiglie stanno pagando un caro prezzo al lockdown. Sono tanti i settori che destano preoccupazione per la tenuta occupazionale e sono coinvolti tantissimi fiorentini. C'e' un ritardo a questo punto inaccettabile nell'erogazione degli ammortizzatori sociali, un ritardo che incrementa la tensione sociale. L'auspicio e' che con il decreto di tre giorni fa questa ferita venga sanata. Ma per avere una prospettiva accettabile e' necessario che si rimettano in moto i settori trainanti dell'economia cittadina, e' indispensabile che i cassintegrati di oggi non diventino disoccupati, altrimenti il rischio poverta' e' altissimo".

Allarme condiviso anche da Gessica Beneforti della segreteria Cgil Toscana: "I provvedimenti del Governo, regioni ed Enti Locali, hanno dato una prima risposta, parziale e tarata su una fase di picco dell'emergenza. Sono rimaste escluse tutte le persone coinvolte dalla cosiddetta economia 'sommersa', o meglio 'non osservata': chi vive di lavoro nero, di contratti saltuari, di lavoretti precari e intermittenti. Ma sappiamo gia' che il sistema dei servizi sociali dovra' affrontare una lunga traversata nel deserto: i tempi saranno lunghi ed e' necessario dare risposte semplici, sistematiche, inclusive". Per Beneforti "il distanziamento sociale, che dovrebbe essere solo fisico, potrebbe finire col diventare un vuoto incolmabile, anche di prospettiva futura per le nuove generazioni. Partiamo dai minori, che sono coloro che piu' rischiano l'aumento delle disuguaglianze, per arrivare fino ai lavoratori fragili, over 60, costretti a fronteggiare il rischio contagio e senza strumenti flessibili di accompagnamento alla pensione: abbiamo a disposizione risorse aggiuntive, anche provenienti dall'Europa e dobbiamo essere in grado di spenderle in modo intelligente senza lasciare indietro nessuno".

Notizia del: sab 23 mag, 2020

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