PISTOIA: LA MAS DEVE RESTARE

Il timore è di veder ripetere un film già proiettato, quello sull’allarmante situazione della Radicifil. Solo che questa volta l’ambientazione sarebbe la Mas Italia, realtà pistoiese di via San Sebastiano che produce componentistica elettrica per computer. Da mesi i 130 dipendenti dell’azienda, che ha avviato un provvedimento di cassa integrazione a rotazione, non conoscono quale sarà il loro futuro lavorativo. Soprattutto non sanno se in futuro avranno ancora un lavoro. Ieri mattina l’ennesimo incontro interlocutorio tra i rappresentanti dell’azienda, che fa capo al gruppo internazionale della Texas Pacific, le organizzazioni sindacali e l’Associazione industriali. Un incontro che, di fatto, sembra sia servito a poco, se non a rendere ancora più nebuloso il destino dei 130 lavoratori. «Non si capiscono le intenzioni della proprietà. Siamo preoccupati - spiega Daniele Gioffredi, segretario provinciale Cgil per il comparto elettrico - perchè c’è urgenza di vedere un piano industriale per chiarire il futuro della Mas e avere interlocutori chiari con cui avviare una trattativa». Per capire come la situazione della Mas-Pistoia sia giunta sull’orlo del precipizio bisogna fare un passo indietro e ripercorrere, anche se per sommi capi, le vicende che riguardano la proprietà. «Mas fa capo a Isola - spiega ancora Gioffredi -, che è di proprietà della Texas Pacific, un gruppo finanziario che acquisisce società per risanarle e poi rivenderle». Il fatto è che nel caso della Mas questo risanamento non c’è stato e adesso l’azienda pistoiese deve riorganizzarsi. Sembra infatti che la Texas sia intenzionata a cedere la Mas, o meglio, ad uscire dalla massa dei soggetti che ne sono comproprietari. «Se così fosse l’azienda rimarrebbe in mano - dice Gioffredi - a un gruppo finanziario capeggiato dalla Ubs, un complesso di istituti bancari. E’ chiaro che questa eventualità aumenta le incertezze per il futuro, perchè è difficile che un gruppo finanziario si interessi a gestire bene una produzione industriale». Le associazioni sindacali, seriamente allarmate, chiedono chiarezza in tempo brevi. «La speranza è che entri in gioco un soggetto industriale - sottolinea Valori, segretario provinciale Uilcem -, che si occupi di valorizzare la produzione pistoiese, che deve assolutamente rimanere attiva». Negli ultimi mesi è saltato fuori il nome della Panasonic - interlocutore ideale per rilanciare un’unità industriale come Mas - che però sembra sia sempre rimasta a latere della trattativa sull’acquisto. «Panasonic sarebbe una garanzia - prosegue Valori - per qualità e professionalità, ma ancora non ha una posizione chiara». La cosa più importante adesso è «avere un interlocutore che ci spieghi il piano industriale e quindi il futuro lavorativo dei 130 dipendenti», chiarisce Gioffredi. Come fondamentale è che la produzione rimanga a Pistoia. «Non è stato detto niente in merito - spiega Valori -, ma il mio timore è che si ripeta l’operazione Radicifil. Mas ha una sede in Germania che commercializza i prodotti realizzati a Pistoia, il passo di trasferire la produzione toscana è molto breve. Invece non deve avvenire». In attesa che la Texas Pacific presenti, entro il prossimo 30 giugno, il bilancio della società e al contempo faccia chiarezza su quello che sarà il prossimo proprietario della Mas, mercoledì prossimo i sindacati passeranno alle azioni pratiche. La mattina del 3 giugno, alle 10, hanno infatti porgrammato un’assemblea in via San Sebastiano, a cui parteciperanno le Rsu aziendali e tutti i lavoratori Mas, per esporre la situazione di allerta e organizzare iniziative. Anna Cecchini

DA IL TIRRENO

Notizia del: gio 28 mag, 2009

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