PISTOIA: RADICIFIL, L'ACCORDO TRA SINDACATI AZIENDA APPROVATO DAI LAVORATORI
Via libera all’accordo tra sindacati e azienda: l’assemblea di fabbrica degli operai Radicifil ieri mattina ha approvato a larga maggioranza l’ipotesi d’accordo stilata durante l’incontro di mercoledì pomeriggio ad Assindustria. Dei 137 dipendenti della Radici ne erano presenti ieri mattina 95. Di questi 83 hanno votato a favore dell’accordo, 8 sono stati i contrari e 4 gli astenuti. Dopo il via libera dell’assemblea di fabbrica, l’accordo passerà al vaglio, a partire dalla prossima settimana, della Regione e della Provincia, i due enti pubblici coinvolti nella trattativa. La Radicifil, dunque, ritira la procedura di mobilità aperta lo scorso 24 giugno, con la quale aveva cercato di forzare i tempi per giungere velocemente ad un accordo, dopo che le parti, invece, si erano lasciate con la prospettiva di una “pausa di riflessione”. In precedenza era già stata raggiunta l’intesa sull’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali utili, vale a dire l’esaurimento dell’attuale periodo di cassa integrazione a zero ore per crisi, a cui dovrebbe seguire quella per cessazione attività e con la possibilità di usufruire di un altro anno di cassa integrazione in deroga. Cioè almeno altri due anni, se non tre, coperti dagli ammortizzatori sociali. Rimaneva fuori solo l’ammontare dell’incentivo all’esodo, unico punto su cui le parti erano rimaste divise. L’accordo ora prevede una somma di 15mila euro lordi a dipendente, suddivisi in tre tranche. Un traguardo importante, raggiunto dai sindacati. «Anche se - spiega Daniele Gioffredi della Filcem Cgil - si tratta di un accordo difensivo che da una parte garantisce una sicurezza economica agli operai, ma dall’altra ci permette di prendere tempo per lavorare sul vero punto della questione: il futuro industriale e produttivo dell’area» una volta che le porte della Radicifil si saranno definitivamente chiuse. «La speranza - conclude Gioffredi - è infatti di non dover usufruire di tutto il periodo coperto dagli ammortizzatori sociali perché ciò significherebbe aver trovato un’altra occupazione». Marta Quilici DA IL TIRRENO
Notizia del: ven 10 lug, 2009

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