LIVORNO: MASTER (TELEFONIA), 5O DIPENDENTI IN MOBILITA'
«Abbiamo toccato il fondo e purtroppo i dati che abbiamo ci dicono che resteremo per un bel po’ in questa situazione». Lo dice con amarezza il segretario della Fiom-Cgil Enrico Pedini che annuncia, insieme ai colleghi della Uilm Federico Mambrini e della Fim-Cisl, Sergio Fondi, la grave situazione della Master, azienda leader della telefonia. «Ci hanno comunicato che è in corso una operazione di rilancio ma al prezzo di 50 lavoratori in mobilità. Un intero settore dell’azienda scomparirà, quello dell’elettronica perché la lavorazione è affidata ad aziende del nord Italia». È duro fare il punto della situazione in questo momento per i sindacalisti. «Nel settore industriale abbiamo 1.082 persone in cassa integrazione, 32 in cassa integrazione speciale e 64 in mobilità. Ai quali si aggiungono 15 in più rispetto a quanto era stato annunciato nei mesi scorsi». I problemi sono molteplici e le soluzioni per uscire dalla crisi sono da ricercare, per i confederali, nei rapporti col sistema bancario e in quelli commerciali tra le imprese. «Noi facciamo il possibile, come con la Master - afferma Pedini - Abbiamo cercato di risolvere i problemi proponendo vari strumenti. Ma esistono anche realtà a noi sconosciute. Piccole imprese che chiudono dove è impossibile entrare. E sono tante». Per la Master sarà anche proclamato uno sciopero, il 15 luglio e sarà chiesto un incontro di lavoratori e sindacati con Comune e Provincia. «Siamo da 30 anni sul mercato - afferma Francesca Pesci, portavoce dei lavoratori dell’azienda Picchianti - Eravamo una delle aziende primarie del settore, solida, con tanti giovani diplomati e laureati al lavoro. Poi, la crisi. La cassa integrazione, la riduzione degli orari ed ora l’annuncio di quasi il 50 per cento dei lavoratori in esubero». Il caso della Master è uno dei tanti che si registrano negli ultimi mesi. «Purtroppo gli ammortizzatori sociali sono spesso insufficienti - dice Fondi - Le aziende non dicono cosa possono fare ma parlano della crisi solo in maniera difensiva. E le banche sembra non abbiano capito bene l’entità della situazione: anche in presenza di progetti difficilmente concedono finanziamenti. Per la Master non solo non possiamo accettare tutti questi licenziamenti ma ci colpisce anche il fatto che la maggior parte sono donne». «La miccia è accesa e non si sa dove esploderà la bomba - afferma poi Mambrini - Occorrono dei veri piani di rilancio, specie nella componentistica auto. Ed occorre che i lavoratori siano uniti, che non diano vita ad una guerra tra poveri ovvero tra quelli che per il momento sono stati risparmiati dai licenziamenti e quanti sono già a casa. Domani potrebbe toccare a loro e dunque già da subito è bene presentarsi sempre insieme». Anche Pedini e Fondi insistono su questo tema, ribadendo un altro concetto: «Noi sindacalisti, pur appartenendo a sigle diverse siamo gelosi della nostra unitarietà di fronte a questi problemi. È bene che i lavoratori si comportino allo stesso modo». Maurizio Silvestri DA IL TIRRENO
Notizia del: ven 10 lug, 2009

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