GROSSETO: GF SMASCHERA SOCIETA' FASULLA 163 DIPENDENTI AL NERO E FALSE FATTURE
A VEVANO organizzato tutto «in famiglia». La società che, secondo quanto ricostruito dai finanzieri della Compagnia di Grosseto, ha fatto lavorare in nero 163 dipendenti in quattro anni (dal 2005 al 2008)e quella che emetteva fatture risultate poi fasulle, per un valore totale di 150mila euro. Dopo molti mesi di indagini si è concluso il corposo accertamento che ha riguardato una società in accomandita semplice (Sas) di Grosseto — che si occupava di noleggiare e allestire materiale edile (ponteggi in particolare) e anche di piccoli lavori di carpenteria — i finanzieri hanno denunciato alla Procura della Repubblica quattro persone. Tre — legale rappresentante e i due amministratori di fatto — per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, per utilizzo di fatture false e per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto. E una quarta per emissione di fatture false, in quanto titolare di una seconda società il cui unico scopo è risultato essere quello di emettere fatture su operazioni inesistenti. I militari hanno inoltre scoperto ricavi non dichiarati per tre milioni di euro. Tutti gli indagati sono uniti da legami di parentela. Il legale rappresentante della società con sede a Grosseto ha trenta anni ed è figlio di uno dei due soci di fatto.

IMPORTANTI i numeri portati alla luce dalla Finanza. Dei 163 dipendenti occupati irregolarmente nei quattro anni presi in esame (dal 2005 al 2008) 96 sono risultati in nero e 67 indicati con una posizione irregolare. In sostanza questi ultimi venivano inquadrati come soci di fatto: cioè lavoravano per l’impresa e poi partecipavano alla spartizione degli utili. Senza stipendio. In realtà dagli accertamenti delle Fiamme Gialle è emerso che questi dipendenti — per il 90 per cento stranieri comunitari — venivano pagati regolarmente in nero con somme che variavano dai 50 ai 60 euro al giorno. Per una cifra totale di un milione e 100mila euro di stipendi fittizzi su cui non sono mai state pagate tasse e imposte. L’articolata e ufficiosa contabilità è stata scoperta dai finanzieri analizzando il computer della società, agende e brogliacci trovati nelle sedi dei cantieri. Qui veniva riportato con minuziosa precisione quanto ciascun operaio percepiva in un mese e quanto doveva ancora avere. «Ci siamo anche resi conto — ha spiegato il capitano Alessandro De Meo, comandante della Compagnia di Grosseto — che non di rado un operaio veniva impiegato prima in nero, poi la sua posizione era trasformata in socio e in un secondo momento tornava a lavorare in nero». I contratti di compartecipazione, che di solito non sono mai inferiori ad un anno, per praticità considerando che gli utili vengono calcolati a fine anno, raramente superavano i tre mesi di durata. Al termine delle operazioni di accertamento, i militari delle Fiamme Gialle hanno segnalato all’Agenzia delle Entrate una presunta evasione di ricavi non dichiarati per 3 milioni di euro nei quattro anni presi in esame. Per 850mila euro di Imposta sul valore aggiunto non versata. Gli unici due dipendenti assunti regolarmente erano inquadrati come amministrativi. L’impresa lavoirava prevalentemente con i privati, ma qualche volta anche in subappalto per altre società. DA LA NAZIONE
Notizia del: sab 11 lug, 2009

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