FIRENZE: MAGGIO MUSICALE, BILANCIO IN ROSSO L'ALLERTA SINDACALE CRESCE
N ON è tutta colpa dei tagli al Fus (il Fondo unico per lo spettacolo) se il Maggio Musicale Fiorentino continua a perdersi nel rosso profondo di un bilancio che non sembra avere vie di salvezza. Certo, quei tre milioni di euro, spariti grazie alle forbici del governo nazionale, hanno reso la situazione insostenibile. Ma hanno anche spinto tutte le parti in causa, sindacati dei lavoratori in prima linea, a fare un quadro più dettagliato di uno stato di crisi che va avanti, di fatto, dal 2005. Analisi che hanno punti di partenza diversi, ma la conclusione è per tutti la stessa: al Maggio serve una rivoluzione.
Primo cda per il sindaco
Ieri Renzi ha partecipato al suo primo cda come presidente della Fondazione. Come da copione è stato esaminato e approvato il bilancio consuntivo 2008, la prossima Stagione di opere, concerti e balletti 2009/2010 e le linee guida della 73esima edizione del Festival. Tutto votato all’unanimità. Quei 5 milioni e 430 mila euro di disavanzo non sono stati proprio un boccone facile da digerire per il sindaco. Anche se 1 milione mezzo di euro erano previsti dal piano triennale 2008-2010 per il graduale risanamento dei conti e oltre 3 milioni derivano dalla riduzione dei finanziamenti statali dovuti ai tagli al Fus. Altra spina nel fianco quei 600 mila euro di riduzione dei contributi da parte dei «privati».
Renzi ha ascoltato, per ora. Ma non è rimasto certo incantato dalle (poche) cifre positive che sovrintendente e consiglieri gli hanno sciorinato. E cioè l’incremento dei ricavi propri complessivamente del 10%, al cui interno spicca l’aumento del 30% delle entrate di biglietteria, che passano dai 3 milioni del 2007 ai 3.9 milioni del 2008, con 180mila spettatori paganti a fronte dei precedenti 140.000. Nè il sindaco-presidente ha commentato la «grande capacità di rigoroso controllo sulla spesa, al punto che si è registrato uno sforamento di solo lo 0,2% sui costi del personale e dello 0,4% sui costi artistici». Quando è rientrato in Palazzo Vecchio la cifra che aveva ben stampigliata in mente erano quei 5 milioni e 400 mila euro in rosso. Non ha risposto a domande specifiche sul tema. Incontrerà il ministro Bondi, certo. Ma la sensazione è che, non appena sarà possibile (forse già dall’approvazione del bilancio consuntivo del 2009), anche al Maggio, approderà la politica delle facce nuove.

I sindacati
Da settimane assemblee sindacali e riunioni si alternano all’interno del Teatro. E cominciano a trapelare le voci critiche. I documenti che inanellano cifre e accuse precise sulla gestione del teatro si moltiplicano. I primi ad uscire allo scoperto sono stati i sindacalisti della Fistel Cisl. Il loro allarme risuonava già dall’ottobre scorso: «E’ necessario alzare il livello di attenzione sull’intera gestione del teatro. Su ogni genere di costi». Nessuna accusa specifica: solo un avvertimento preciso: «Allo stato attuale non tollereremo interventi ingiustificati sul personale».
Da ottobre a giugno. E questa volta a occupare la bacheca del teatro è un documento della Cgil, durissimo. «La sensazione — scrive la Slc-Cgil — è che una parte consistente del vertice del teatro stia cercando alternative, si stia preparando ad abbandonare la nave che affonda». Accuse tutt’altro che generiche: dal «direttore artistico Paolo Arcà (già abitualmente impegnato anche con l’insegnamento in conservatorio e la direzione artistica della società del quartetto di Milano) che se ne va in vacanza in medio oriente per una settimana», al «direttore operativo Sandro Tranchina impegnato in altre tre regie teatrali (a progetto ‘Scenario mediterraneo’ a Villafrati in provincia di Palermo, accompagnato dal responsabile servizio Marketing, Arrigo Benedetti Ciampi, in una fase cruciale della preparazione del festival e della tournee ad Abu Dhabi». E sotto accusa ci sono anche Gianluca Martinenghi segretario artistico «assente per alcune settimane per dirigere opere in vari teatri europei» e il direttore tecnico Italo Grassi «che ha mantenuto collaborazioni e incarichi seguendo proprie produzioni e non assicurando continuità operativa». Oppure il responsabile della sicurezza e gestione immobili del teatro che a quella data stava già instaurando rapporti di collaborazione con altri teatri. Insomma la pentola bolle e il sindacato guarda con sospetto qualsiasi ‘assenza’. Il clima all’interno del teatro sta cambiando: «In altri teatri — è la voce ricorrente fra tecnici e artisti — ce l’hanno fatta a reggere anche in presenza dei tagli del Fus, perchè qui no?». Naturalmente, nonostante le affissioni in bacheca, e i documenti circolanti, non c’è risposta dai diretti interessati. Le Rsa interne al teatro sono sempre più arrabbiate e l’8 luglio firmano unitariamente un documento che chiede l’immediata risoluzione del contratto del direttore operativo Sandro Tranchina.
Nelle ultime ore altre riunioni e altre accuse. Ancora una volta nessun documento ufficiale. Fra martedì e mercoledì, però, i sindacati hanno già in mente di uscire allo scoperto.
di PAOLA FICHERA DA LA NAZIONE
Notizia del: sab 11 lug, 2009

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