ENI STAGNO (LI): ALLA RAFFINERIA CENTINAIA DI POSTI A RISCHIO
Tira una brutta aria a Stagno, e non tanto per i cattivi odori che emana la raffineria. Tira l'aria di un progressivo disimpegno dell'Eni da Livorno che, se attuato, avrebbe gravissime conseguenze economiche ed occupazionali. I dipendenti sono 400, altrettanti quelli dell'indotto.
Di ufficiale, ancora, non c'è niente. Ci sono invece tantissime voci, anche autorevolmente accreditate, a cui corrispondono risposte vaghe o, peggio, silenzi imbarazzati. Gli indizi di una politica che, nel giro di qualche anno, potrebbe portare allo spegnimento della raffineria sono molteplici e concordanti. C'è un dato di fatto incontrovertibile che è il seguente: il "cane a sei zampe" ha smesso di investire su Stagno.
Gli impianti esistenti non vengono ammodernati: i budget sono stati drasticamente ridotti e oramai si fa solo manutenzione ordinaria, il che equivale a una condanna certa, anche se magari non ravvicinata nel tempo, per impianti già abbastanza vecchiotti.
Ma c'è di peggio che la mancata manutenzione agli impianti esistenti. C'è che gli impianti futuri sono spariti dai piani di sviluppo di Eni. Di alcuni si erano già da mesi perse le tracce (il polo per la produzione di basi gruppo Tre, l'hydrocracking o Hdc, il Sour Water Stripper, l'impianto zolfo e quello per la produzione di idrogeno). Ma la conferma dell'ariaccia che ha preso a tirare su Stagno è arrivata il 24 giugno quando il nuovo direttore dello stabilimento Leonardi ha squadernato una nuova edizione del piano di sviluppo.
In questo documento era scomparso anche l'intervento che doveva fare di Livorno il polo europeo di Eni per la produzione di biocarburanti, la raffineria per la produzione di green diesel, una roba da 200 milioni di euro di investimento. Resta pochissimo, quasi niente per garantire un futuro ai 400 dipendenti del polo Eni e alle altre centinaia dell'indotto. Comprensibile la preoccupazione dei lavoratori e dei sindacati, che è stata estesa anche alle istituzioni, alle associazioni di categoria.
Il vento ha girato nell'ultimo anno. A metà 2007, infatti, l'Eni aveva ancora grandi progetti su Livorno. Che in parte sono stati cassati a novembre 2007, quando venne lanciato il Programma Leader: una riorganizzazione del gruppo per eliminare sovrapposizioni, accorpando società e funzioni, e contenere i costi. Di questa manovra a Livorno si è già visto qualcosa, con la sostanziale chiusura di Eni Gpl e il trasferimento dei suoi dipendenti ad Eni Refining (la raffineria).
Ad essere accorpata alla raffineria sarà anche la Stap (imbustamente olii), mentre proprio ieri mattina è partita la trattativa per la riorganizzazione del Costiero Gas: una decina gli esuberi previsti. La riduzione del personale sarà fatta senza ricorrere a mobilità e cassa integrazione ma bloccando il turn-over. Man mano che i lavoratori andranno in pensione non saranno rimpiazzati da assunzioni.
Il problema, però, non sono le razionalizzazioni, le sinergie, le riorganizzazioni delle varie società del gruppo. Il problema è che da alcuni mesi sono stati tagliati gli investimenti per la manutenzione, un indizio preoccupante per impianti datati come quelli di Livorno, la cui redditività è storicamente bassa. Si dice che una parte del budget sarebbe stato dirottato sulla raffineria di Porto Marghera, e comunque è un dato di fatto che Eni abbia concentrato gli investimenti nel Sud e all'estero. Chi lavora a Stagno non ha difficoltà a fiutare l'aria che tira, constatando quotidianamente che si investe soprattutto sui depositi, e pochissimo sulla produzione.
L'Eni è inoltre scoraggiata a investire dal fatto che l'area di Stagno rientra nel perimetro del Sin, il "sito di interesse nazionale" che è tutelato quasi quanto un parco. Per realizzare nuovi impianti il gruppo dovrebbe prima spendere milioni di euro per le bonifiche.
Ecco, il quadro è questo. I sindacati sono allertati. Hanno mobilitato i Comuni di Collesalvetti e Livorno, la Provincia, l'associazione industriali, perchè quello che oggi è il timore di alcune centinaia di lavoratori domani potrebbe divenire un problema della città. Il pressing dei sindacati nazionali di categoria sull'Eni è già cominciato.
Cristiano Meoni (Il Tirreno 31 luglio 2008) da iltirreno.it
Notizia del: ven 01 ago, 2008

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