CGIL AREZZO: LEGGE SICUREZZA, LA CRIMINALIZZAZIONE DEI CITTADINI STRANIERI
La Cgil non condivide il pacchetto sicurezza: “prefigura una separazione normativa nella condizione degli immigrati da quella degli italiani, colpendo così in prima battuta i lavoratori stranieri ma finendo per abbassare i diritti di tutti”
Con la nuova legge sulla sicurezza vengono modificate le regole del gioco per chi è immigrato nel nostro Paese. “I provvedimenti adottati – commenta il Segretario provinciale della Cgil, Giorgio Cartocci – finiscono per incidere in maniera molto pesante sulla vita dei cittadini stranieri, sul presente e sul futuro loro e delle proprie famiglie. Si nega una prospettive di vita a donne e uomini che hanno accettato la difficilissima scommessa dell’emigrazione per costruirsi un futuro degno di questo nome”.
L’introduzione del reato di immigrazione clandestina, basato non su azione penalmente rilevanti ma sulla semplice condizione individuale, diventa norma contrastante con il principio in materia penale, in base al quale si può essere puniti solo per fatti materiali.
Inoltre l’introduzione di questo dispositivo produce effetti a catena sulla normativa e conseguenze, secondo la Cgil, poco valutate. Il nuovo reato di immigrazione clandestina finisce infatti per applicarsi anche a chi è in Italia prima dell’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza. Assume dunque carattere di retroattività e per chi è in Italia irregolarmente da tempo, non c’è modo di evitare il reato che finisce per essere attribuito indipendentemente dalla volontà di chi vi incorre. La nuova legge rende più onerosa e difficile la condizione di soggiorno anche per gli immigrati regolari. Per chi non lo è prefigura un futuro privo di diritti e di speranze. Per chi è irregolare vengono meno diritti fondamentali della persona, come iscrivere il figlio all’anagrafe, il diritto allo studio oltre l’obbligo scolastico, il diritto ad una casa ed all’invio di rimesse in Patria. Inoltre impone agli operatori del servizio pubblico l’obbligo di denuncia, per non incorrere loro stessi in un reato. Bisogna infatti considerare che la legge metterebbe a rischio anche i datori di lavoro e le famiglie che occupano migranti senza permesso di soggiorno. Una situazione che – se non rimediata – rischia di avere pesanti costi sociali.
“La Cgil – afferma Cartocci - propone di fare emergere dal sommerso e dalla condizione di clandestinità chiunque oggi lavori e viva onestamente. Questo può e deve essere fatto non solo per le badanti. Nel lavoro domestico, in edilizia, in agricoltura e nel commercio vi sono situazioni di forte presenza del lavoro etnico irregolare e spesso condizioni di estremo sfruttamento. E’ fondamentale agire subito con un provvedimento che abbia efficacia immediata, preferibilmente prima dell’entrata in vigore della nuova legge.”.
La Cgil propone anche di prevedere meccanismi efficaci per l’ingresso regolare. E questo per evitare di dare il segnale opposto a quello dichiarato: quello di una Italia chiusa alla migrazione legale. Chiede poi di usare più efficacemente gli ammortizzatori sociali per non licenziare, sia italiani sia immigrati e garanzie di permanenza regolare in Italia per gli immigrati che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica.
Notizia del: mar 14 lug, 2009

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