SANTA CROCE (PI): CLAMORE PER LA SCHIUSRA DELLA STORICA CONCERIA ARNO
In una Santa Croce più affollata di sempre, e con meno lavoro che mai, ha fatto scalpore la chiusura della storica conceria Arno, un’azienda leader. Qualcuno ieri passava davanti alla sede in via della Repubblica come per sperare nell’impossibile. Un po’ tutti i piazzali sono deserti, in tempo di ferie; ma in questo, che per anni ha visto dipendenti e furgoni carichi di pelle grezze e conciate, non ci sarà più vita industriale. Mentre 25 persone, altrettante famiglie, sono impegnate a cercare un nuovo posto di lavoro. Il fatto ha colpito anche Alfonso Lippi, che nei ruggenti anni Ottanta è stato segretario al sindacato Cgil (invece ora è consigliere regionale). «Era la conceria dove si discuteva animatamente, ma non si litigava - osserva -. I lavoratori avevano rappresentatività sindacale e la proprietà è sempre stata socialmente avanzata nei rapporti con le maestranze». Insomma, visto da fuori sembra un fatto inspiegabile. «La Arno veniva considerata la conceria per antonomasia, anche tra gli industriali. Era all’avanguardia strutturalmente. E nella produzione puntava sulla qualità e sulla moda. Ha dato il nome a un gruppo, uno dei primi costituitisi nel comprensorio del Cuoio. Una vera potenza. E costituiva un punto di riferimento per tutti». Quanto alle cause per cui si è arrivati alla chiusura, Lippi continua: «Non credo che il problema della chiusura dipenda per la conceria Arno dal doversi trasferire dal centro storico nella nuova zona industriale. O le aziende si rinnovano, o nelle vecchie strutture non riescono più ad essere competitive. Come poi ho avuto modo di seguire da sindaco di San Miniato, a Ponte a Egola il trasferimento dal centro abitato alla zona industriale era visto in maniera penalizzante. E invece chi l’ha fatto ne ha tratto nuovo slancio competitivo: l’innovazione fortifica, è determinante per continuare a stare sul mercato in maniera concorrenziale». Altre persone, ieri in piazza Matteotti, ricordavano anche l’impegno della proprietà nel sociale: per l’ospedale, per l’asilo, per la parrocchia. E tale aspetto è rassicurante, almeno per quella metà dei dipendenti che - stando all’accordo con il sindacato - dovrebbero ritrovare un posto di lavoro in altre concerie locali. Luciano Gianfranceschi DA IL TIRRENO
Notizia del: mer 05 ago, 2009

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