TOSCANA: SCUOLA, SPARISCONO 1500 INSEGNANTI E 700 ATA
T agli alla scuola. Quest’anno la mannaia inciderà fortemente sugli organici. In Toscana è prevista la soppressione di circa 2200 posti di lavoro: 1500 docenti e 700 unità del personale Ata (gli assistenti tecnico-amministrativi), secondo i dati forniti dai sindacati del settore. Situazione drammatica, complicata dal fatto che nella regione il 30 per cento dei lavoratori della scuola è precario. E in queste ore la protesta s’infiamma. Anche perché l’annunciata riforma del ministro Gelmini (formazione attraverso nuovi esami e tirocini, differente metodo di reclutamento), ha scaldato il clima, con gli uffici provinciali scolastici presi d’assalto. Il meccanismo-effetto domino si è messo in moto: meno soldi, meno docenti, quelli precari delle supplenze annuali a cui non sono stati riconfermati gli incarichi. Aumentano però gli studenti (nella sola scuola dell’infanzia in Toscana si è registrato un incremento di iscrizioni pari a 1800 unità, in totale sono 4000 alunni in più), ed ecco perché si va verso classi superaffollate (anche 30 alunni per aula). Ovviamente, a risentirne è la qualità dell’insegnamento. Scioperi. «È una situazione di disagio - conferma Paolo Mazzoni, segretario regionale della Cisl scuola - stiamo valutando forme di protesta come scioperi e sit-in davanti alle prefetture, e a breve avremo un incontro in Regione. Per il resto niente di concreto, la Gelmini ha fornito solo un’anticipazione politica». Disagi. Le situazioni difficili sono molte. Pisa perde 269 contratti, Grosseto 130, nella provincia di Livorno i posti in meno sono quasi 170: 98 insegnanti e 70 assistenti (13 amministrativi, 12 tecnici e 45 collaboratori). Le secondarie di primo grado non potranno contare su 51 unità, le primarie perdono 27 maestri, alle secondarie di secondo grado (le superiori) deficit di 20 professori. A Prato l’immigrazione crea problemi nella discrepanza fra organico di diritto (quello che viene stilato a giugno con le preiscrizioni) e organico di fatto, compilato in questi giorni. Questo perché i genitori iscrivono i figli a più istituti, per poi sceglierne uno a seconda della zona in cui andranno ad abitare. «Oppure registriamo problemi nelle zone di montagna - spiega Raffaello Biancalani, numero uno regionale della Flc-Cgil - Nella provincia di Massa chiuderà un plesso e i bambini saranno costretti a percorrere 50 km per andare a lezione. Effetti della legge 133». Code. Per orientarsi nella giungla del precariato scolastico, la parola chiave è graduatoria. Da due anni non esistono più, o meglio sono diventate “ex-permanenti”, ovvero “ad esaurimento”. In più ora il docente può inserire il gradimento di tre province, oltre alla propria, dove desidera andare ad insegnare. Tutto ciò ha scatenato uno scontro fra il Tar del Lazio e la Gelmini, dannoso per le nomine: il tribunale amministrativo ha stabilito che i precari nelle graduatorie di altre province, debbano essere inseriti in lista a pettine (a seconda di titoli e abilitazioni), il ministro li vuole in coda. Un caos, visto che, nei giorni in cui si assegnano le supplenze, non esiste una via univoca per capire se un precario possa essere scavalcato da un altro oppure o no. E l’avvio delle lezioni rischia un posticipo. Tirocinio. Fra le novità annunciate dalla Gelmini, la sostituzione delle Ssis con i tirocini formativi. «Un percorso diverso, e più corto - dice Mazzoni - visto che dovrebbero durare un anno contro i due delle scuole di specializzazione». Ma anche in tal caso, ci si chiede che fine faranno i precari non abilitati (catalogati come terza fascia) che lavorano da anni e possono solo vantare titoli acquisiti “sul campo”. «Non hanno niente di cristallizzabile - conferma Mazzoni - ma possiedono un corso di studi e titoli avente valore legale che offre loro ampie garanzie per non perdere il posto in graduatoria». Organici. Biancalani parla di «mancanza di regole, necessità di non tagliare fondi sulla cultura, per il futuro del paese». E pone un altro problema: con gli insegnanti bloccati sul monte delle 18 ore, e il personale sempre più scarso, i ragazzi che scelgono di non avvalersi della lezione di religione, da chi verranno seguiti? Maestro prevalente. Per le primarie, un anno fa sul tavolo di discussione c’era il maestro unico, o prevalente. «In realtà in Toscana - chiude Biancalani - è rimasto un maestro virtuale, perché nessuno l’ha scelto. Gli alunni per il momento seguono solo il tempo medio-lungo di 30 o 40 ore». Jimmy Morrone
da il Tirreno
Notizia del: mar 01 set, 2009

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