TOSCANA: CGIL. VENTIMILA LAVORATORI SENZA UN SOLDO PER LORO SCADONO SUSSIDI E CASSA

Settembre nero per l´industria toscana. Ventimila lavoratori rischiano di restare non solo senza lavoro ma senza l´ombrello degli ammortizzatori sociali che sono tutti in scadenza, compresi i circa 400 euro di sussidio di disoccupazione. «E´ un quadro devastante», annuncia Fabio Giovagnoli, Cgil toscana. Il governo - accusa il segretario Gramolati - non ha progettato niente per una crisi così diversa dalle altre. Si è solo fermato a strumenti pensati per crisi di sei mesi, un anno. Tutte queste persone senza reddito dovranno o arrangiarsi o costituire un peso in più sulle spalle dei pensionati di famiglia. I rischi sono l´usura, il lavoro nero, l´immissione di capitali di dubbia provenienza nelle imprese stremate. Ne soffrirà tutto il sistema».

Le fabbriche riaprono, dopo le ferie, tra ieri e oggi. Si fa per dire. La maggior parte delle piccole e medie imprese, che sono l´assoluta maggioranza, non riaprono e non dichiarano la chiusura: sono già in cassa integrazione. I primi tre o quattro giorni saranno il termometro. Se arrivano gli ordini si richiamano i lavoratori, o almeno una parte, a lavorare, altrimenti il rischio è che alla scadenza della cassa molte aziende alzino bandiera bianca. Per non dire di chi lo ha già fatto. A Firenze (2.238.127 ore di cassa integrazione nel 2009), per esempio, la Camera di commercio ha già avuto un milione di euro in meno di quote associative.

Fiato sospeso su questa difficilissima riapertura. E´ delle ultime ore l´annuncio della Ser.In di Pistoia, azienda di servizi alle banche, di voler chiudere e licenziare le 50 dipendenti, tutte donne. Sempre a Pistoia il segretario Cgil, Daniele Quiriconi, parla di 600 lavoratori cui sta per finire la cassa integrazione, mentre gli iscritti alle liste di disoccupazione sono 5.000 (più 204%) oltre a un migliaio di contrattisti a termine che non possono iscriversi e 140 lavoratori della scuola tagliati fuori dal legge Gelmini. Le aziende di costruzioni iscritte alla cassa edile sono il 25% in meno che a settembre 2008 e molte «aziende importanti», dice Quiriconi, che tace sui nomi sperando nelle trattative, hanno già detto che licenzieranno.

Ma l´area a maggior rischio è Livorno, con il suo record di 4.244.101 ore di cassa integrazione delle complessive 18.119.100 toscane. Lo dice anche il presidente della Toscana. Martini ha incontrato ieri i rappresentanti di Eni che confermano la decisione di cedere la raffineria di Stagno (400 dipendenti diretti e altrettanti nell´indotto) all´azienda produttrice di alluminio Gary Klesch. «Vogliamo garanzie - dice Martini - su piano industriale, occupazione, investimenti, ambiente. Chiediamo un tavolo al governo».

Lo stesso il sindaco di Livorno Cosimi e i sindacati, per bocca del segretario regionale Cisl, Cerza. Tramontate per ora, sempre a Livorno, le speranze di reindustrializzazione della Delphi, non c´è un´azienda in provincia, spiega Maurizio Strazzullo, candidato a essere eletto oggi segretario della Cgil, che riapra senza cassa integrazione: dalla siderurgia (a Piombino la Lucchini riapre ma 600 restano in cassa), fino alla componentistica, dove il 50% dei lavoratori vive di ammortizzatori, dalla Trw alla Pierburg, fino alla Magna che ha già finito quelli ordinari.

La Giolfo & Calcagno (lavorazione del pesce e 100 lavoratori) è in liquidazione, il porto lavora al 20% in meno e per la prima volta usa contratti di solidarietà.
A Firenze fiato sospeso in attesa di vedere quante riapriranno delle tante piccole aziende che solo nella metalmeccanica hanno messo in cassa circa 1.500 operai. A Prato non c´è una sola azienda senza cassa e dunque un realtà riaprono in pochi. A Siena il presidente della Provincia, Simone Bezzini, ha convocato per domani un incontro con la Swisel (macchine per la protezione civile) dove i 35 addetti non ricevono lo stipendio da 3 mesi. «Non abbiamo neanche più lo sbocco del pubblico impiego, l´Università o il Monte dei Paschi - dice il segretario Cgil Claudio Vigni - Le aziende più grandi, Rcr e Triganò sono già in cassa, ora il rischio è per le medie e piccole».

E a Pisa, dove già nei primi sette mesi 2009 si sono persi 1.500 posti di lavoro, continua il dramma della Bulleri di Cascina per cui si tenta la carta di un nuovo acquirente e su cui ci sarà un ulteriore incontro oggi tra sindacati e Regione. Mentre si hanno dubbi sulla effettiva riapertura di una parte delle aziende del distretto conciario di Santa Croce che hanno chiesto una cassa integrazione in deroga ancora mai riscossa dagli operai.

da repubblica.it

Notizia del: mar 01 set, 2009

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