LIVORNO: STRAZZULLO (CGIL), 'ENI UN BANCO DI PROVA NON CI ACCONTENTEREMO DI UN FUTURO A TERMINE
«Un banco di prova Non ci accontenteremo di un futuro a termine»


Gianluca della Maggiore

LIVORNO. Chiamatelo pure il segretario della crisi. «Mah - ribatte scaramanticamente - spero di essere ricordato più che altro come il segretario della ripresa. Ci sono le condizioni per uscirne». Lo dice forte Maurizio Strazzullo che da ieri è il nuovo segretario provinciale della Cgil livornese. Eletto a larghissima maggioranza dal comitato direttivo, raccoglie ufficialmente il testimone da Piero Nocchi, l’ex-leader approdato in estate nella squadra della giunta provinciale del Kutufà bis. Il fatto è che Strazzullo, 53 anni, la maggior parte passati in Cgil (7 al servizio della Fiom, l’ultimo a battagliare in segreteria confederale), eredita sì un sindacato in salute: un esercito di 49mila iscritti in tutta la provincia. Ma anche un’economia livornese mai così giù. Strazzullo, il suo è un battesimo di fuoco. La vicenda Eni è al primo punto dell’agenda. C’è chi dice che la Cgil a Roma è stata un po’ troppo a guardare... «Macché, giovedì (domani, ndr) è previsto un incontro tra Eni e le organizzazioni sindacali di categoria nazionali e territoriali. Questa sarà per noi l’occasione per dire quello che pensiamo. Non a caso ho convocato, nella mia prima riunione da segretario, il coordinamento unitario delle ditte e delle categorie dei lavoratori Eni. Insieme abbiamo fatto il punto e stabilito la linea da portare sul tavolo». Che dirà Cgil a Eni? L’aria attorno al futuro della raffineria comincia a farsi pesante. «La situazione in effetti è a livelli di allarme. Al momento possiamo riflettere solo sulle informazioni forniteci dagli enti locali. Se è vero che il fondo Klesch, unico interlocutore di Eni, non è intenzionato ad investire sull’innovazione, questo delinea un quadro assai preoccupante. Tranquilli per 4-5 anni. Ma poi? Ribadisco che il nostro interlocutore è solo l’Eni. Il governo poi non può continuare a far finta di niente. Partecipa al 30% in Eni: dobbiamo sollecitare questo tavolo». Lo stesso tavolo che avete chiesto a gran voce per la Delphi. Senza risposte. «Purtroppo è così. Per domani ho convocato un’assemblea con i lavoratori Delphi. Il nostro impegno continua. Purtroppo del più volte richiesto incontro col governo ancora non vediamo né data, né ora, né luogo. Dando Bertone a Fiat, Livorno è stata tagliata fuori. Siamo ancora qui che aspettiamo di sapere quali sono gli impegni che il governo è intenzionato ad assumere per garantire un’attività industriale su Livorno e la ricollocazione dei lavoratori». Eni e Delphi a parte, la ripresa delle attività al ritorno dalle ferie non son proprio rose e fiori. «Noi l’abbiamo sempre detto. Le fabbriche non sono chiuse alla ripresa, ma la maggior parte ha riaperto con la cassa integrazione. Battiamo un record in Toscana: più di 4 milioni di ore di cassa integrazione sui circa 18 milioni complessivi. Il guaio ulteriore è che la stragrande maggioranza delle imprese provinciali finirà le 52 settimane di cassa integrazione ordinaria entro il mese di dicembre. La Lucchini ha riaperto ma 600 restano in cassa. Nella componentistica circa il 50% dei lavoratori vive di ammortizzatori sociali. L’altro problema è che quando ripresa sarà, e speriamo sia il 2010, sarà su volumi inferiori del 20-30% rispetto al 2007-2008. Sono elementi di forte preoccupazione, ma che non devono farci perdere di vista che il nostro territorio ha tutte le potenzialità per agganciare la crescita. Tra sindacati e istituzioni si tratta di trovare idee condivise di sviluppo e concordia sulla priorità da governare. Con la Regione che è ormai il livello minimo di confronto per pensare di aprire tavoli nazionali». Gianluca della Maggiore  DA IL TIRRENO
Notizia del: mer 02 set, 2009

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