PRATO: A GRAN GRAN PARTE 3000 CASSINTEGRATI IN DEROGA ANCORA NEANCHE UN EURO CRISI NERA FAMIGLIE
M ENTRE gran parte dei tremila lavoratori pratesi finiti in cassa integrazione in deroga non ha ancora visto un euro e aspetta di riscuotere (c’è chi non riscuote da gennaio) i sindacati esprimono preoccupazione «per una pazienza giunta al limite per molte famiglie» e Cittadinanzattiva, con il suo coordinatore Fabio Baldi , chiede chiarezza sui ritardi nei pagamenti ricordando «il rischio concreto che persone disperate si rivolgano agli usurai», l’emergenza che si profila è quella dell’esaurimento di questi fondi. Nell’incontro (poi rinviato al 1° ottobre) al ministero delle attività produttive, il presidente della Provincia, Lamberto Gestri, avrebbe dovuto chiedere proprio il rifinanziamento. Una richiesta che l’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini, farà mercoledì al sottosegretario Michele Viespoli nell’incontro urgente che ha chiesto proprio per fare il punto sulla situazione a livello regionale. «Abbiamo calcolato che per soddisfare le richieste arrivate fino al 31 agosto — spiega Franca Cecchini, della Cgil regionale — gli anticipi finora arrivati dal Governo per la Toscana (circa 60 milioni) saranno esauriti». Simoncini andrà a chiedere un ulteriore finanziamento di 65 milioni, mentre altri 12 dovrebbe metterceli la Regione. «Il punto è che il ritmo delle domande delle aziende è aumentato notevolmente, a livello regionale, passando da 44 al giorno a 70 da luglio a oggi e Prato ha una parte importante di queste domande».
A PRATO (come nel resto della Toscana), però, il problema adesso è riscuotere i soldi già stanziati per i primi mesi del 2009 e che sono effettivamente disponibili solo da luglio. I primi pagamenti stanno arrivando in questi giorni, ma più o meno i tre quarti degli aventi diritto sono ancora a secco.
«Bisogna capire come queste pratiche vengono elaborate dalla Regione e trovare un modo per velocizzare i pagamenti — dice il segretario della Cgil pratese, Manuele Marigolli — evitando di far rifare da capo domande che hanno errori formali o sono state fatte secondo le precedenti normative. Di certo gli errori non dipendono dai lavoratori». Per Marigolli, grande responsabilità nei ritardi è del Governo («i soldi sbandierati da mesi sono arrivati solo a luglio») ma anche la Regione.
Stefano Bellandi , segretario della Cisl, pone l’accento «sulle normative troppo farraginose che certo non aiutano questo meccanismo, in alcuni casi le domande non sono state accettate per motivi veramente banali, questo andrebbe evitato». Bellandi auspica «un accordo con Regione e consulenti del lavoro per snellire questo iter, perché è chiaro che questi tempi lunghi sono pesantissimi per tante famiglie».
Angelo Colombo , segretario dei tessili della Uil, ritiene che «la scelta (probabilmente obbligata) di utilizzare i fondi europei può essere la causa di queste procedure eccessivamente farraginose». Per Colombo le responsabilità dei tempi lunghi nei pagamenti «vanno divise tra Governo, Regione e Inps».
INSOMMA, un settembre difficile anche perché la ripresa (molto vaga) che si legge nei dati internazionali a Prato non si vede. «Non discuto i dati dell’Ocse — dice Marigolli — ma certo qui la realtà è ancora lontana dall’immaginare una ripresa». Bellandi vede «qualche spiraglio positivo», ma certo non c’è da rallegrarsi: «Il fatto che settembre sia meno brutto del temuto, non vuol dire che le cose vanno bene». Più o meno stesso concetto da Colombo: «Tutti sono contenti perché non è arrivato il disastro temuto. Mi pare una soddisfazione da poco. Anche perché a giorni avremo da affrontare la fine della cassa integrazione per una sessantina di aziende». di ROBERTO DAVIDE PAPINI
DA LA NAZIONE

Notizia del: dom 13 set, 2009

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